Come vivere un’esperienza che sia indimenticabile?

 

Quando viviamo un evento che ci coinvolge moltissimo – nel bene o nel male – tendiamo a considerarlo un’esperienza indimenticabile, che ci resterà per sempre nella memoria. Spesso accade davvero, ma non sempre siamo consapevoli del perché.

Anni fa, grazie al professor Francesco Tulli, formatore e consulente aziendale, scoprii il Ciclo di Kolb che segnò il mio lavoro di formatrice e coach. Sintetizzo a parole mie cosa dice David Kolb:

possiamo dire di fare “esperienza” solo se e quando elaboriamo consapevolmente quel che viviamo, cioè quando su ciò che ci accade o ci è accaduto riflettiamo, approfondiamo concettualmente – con ricerche o studi -, mettiamo alla prova quello che abbiamo scoperto, per sperimentare nuovi paradigmi o modi di vivere la nostra vita.

Per David Kolb le persone apprendono da un’esperienza in modo diverso, in base al proprio “stile”: c’è chi ha una propensione ad apprendere attraverso “il fare”, chi attraverso l’osservazione riflessiva, o la concettualizzazione astratta o, infine, la sperimentazione attiva. Per Kolb è difficile pensare che una persona possa avere completamente tutti e quattro gli stili di apprendimento di base (li vedi nell’immagine), ma sostiene anche che nel corso della nostra vita ognuno di noi li possa sviluppare.

Diapositiva1

Come?

È molto semplice trasferire questo modello in un contesto di formazione (scolastica o professionale), per esempio:

se partecipi a una lezione e ti fai delle domande su ciò che hai scoperto, se ti viene la voglia di approfondire con ricerche su libri o internet e poi dici “sai che c’è? ora provo a mettere in pratica questo…” ecco, è proprio così che puoi dire di aver fatto davvero “un’esperienza di formazione” , di averla vissuta consapevolmente, e che questa possa candidarsi a diventare per te “indimenticabile”.

Ho pensato a tutto questo in un altro contesto – che con la formazione non ha nulla a che vedere – quando ho ricevuto da Anna Pompilio (che ringrazio:-) questo suo pezzo, generosamente inviato dopo aver partecipato all’ Incontro con Bruno Ballardini, il 28 gennaio scorso. Lo leggo e guardo anche la sua foto:

Perché un libro sull’ISIS?
Non so resistere a una sfida – confessa sorridendo Bruno Ballardini – così quando Gianluca Nicoletti durante la trasmissione radiofonica Melog lanciò l’idea non mi rimase che raccogliere il guanto.
Bruno Ballardini è l’autore di “ISIS® Il Marketing dell’Apocalisse” (Baldini&Castoldi editore) che Finestre sul Cortile ha ospitato in un incontro lo scorso giovedì 28 gennaio.
Bruno ci ha raccontato che la motivazione vera, la spinta alla base del suo libro è stata la necessità di informarsi su un fenomeno tristemente noto ma ancora avvolto, anche a livello giornalistico, da una fitta nebbia.
Abbiamo ancora negli occhi le immagini di Parigi, siamo stati a Place de la Rèpublique e abbiamo acceso le nostre candele, guardato le foto, i fiori, letto messaggi struggenti… Ma cosa sappiamo veramente dell’ISIS e del suo modo di fare propaganda? Sono le domande a cui questo saggio prova a rispondere ripercorrendone la storia recente e le origini, distinguendo tra Musulmani e Musulmani integralisti, ma soprattutto analizzando le logiche alla base del loro marketing.
Impressiona che abbiano piani di comunicazione che coinvolgono tutti i media, che gli obiettivi funzionali alla loro strategia di conquista del mondo siano di creare il caos (specie in presenza di governi deboli) per il controllo del territorio passando attraverso un recruitment basato sull’offerta di ideologie.
Ecco allora gli attacchi a sciame e una guerra che è anche e soprattutto culturale, mediatica e che entra prepotentemente nelle nostre case. Per questo la lotta, anche la nostra, di tutti, non dev’essere solo contro l’ISIS e il terrorismo, ma una lotta quotidiana e costante contro la disinformazione.
Ne saremo capaci?
Anna Pompilio

Libro_IGP8694-1 2

Anna Pompilio partecipa ai nostri eventi in Finestre sul cortile, è vero; ha un blog e scrive molto nel web, anche per Kloe, è vero; è una donna curiosa, attenta, che ama imparare cose nuove, è vero; ma per noi lei è anche testimone di come la partecipazione a un evento si può trasformare in “esperienza” e nella curiosità di osservare da nuovi punti di vista.

Se può servire, anche questo post è una testimonianza, la mia: ho imparato nel tempo che le esperienze ci arricchiscono e incidono nella nostra vita concreta quando riescono a sviluppare – come virus benefico – la capacità di arginare condizionamenti e pregiudizi. Diventano indimenticabili quando scegliamo di superare le comode abitudini o scegliamo percorsi difficili, a volte noiosi ma sfidanti, che ci rendono consapevoli, liberi di essere come siamo e di cercare ciò che vogliamo, al di là di ogni ostacolo. A patto di essere aperti alla conoscenza e alla sperimentazione sempre, sempre sempre.

Anna Maria Corposanto

(Foto in copertina di Chloe-Turbyeville – fonte Pinterest)